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Storia di Napoli (Parte II)
Sezione: Varie da Napoli | 17 dicembre 2007 scritto da nando
Con Carlo d’Angiò, entrato trionfalmente a Napoli il 7 marzo 1266, la città assunse il rango di capitale. Ciò fece sì che venisse arricchita da numerosi edifici come bagni pubblici, fontane e palazzi. Le maggiori opere degli Angioini furono però il celeberrimo Castel Nuovo (altrimenti conosciuto come Maschio Angioino) e Castel Sant’Elmo, imponente fortezza edificata a scopo difensivo sulla parte alta della città. Ai tentativi di Carlo si estendere il suo dominio in Italia (in particolar modo in Piemonte e in Lombardia) e verso i Balcani, corrispose un lento ma inesorabile declino del suo potere in Italia centro-meridionale, culminato nella “guerra del vespro”, rivolta antifrancese del 1282 scoppiata in Sicilia e capeggiata dalla nobiltà locale e da Pietro III d’Aragona, marito di Costanza (la figlia di Manfredi e quindi erede della dinastia sveva). I due decenni che seguirono videro lotte sanguinose e aspre battaglie, conclusesi con la pace di Caltabellotta, che sancì il distacco della Sicilia dal Regno di Napoli e il passaggio dell’isola agli Aragonesi. La morte di Carlo I aprì la strada a Carlo II, poco decantato dalle cronache del tempo, cui succedette il figlio Roberto. Morto questi senza eredi, il trono passò alla nipote Giovanna, prima sovrana di origini totalmente napoletane. Il suo regno però fu contrassegnato dall’ambiguità e dalla violenza tanto da rompere l’alleanza con il Papato e con il re d’Ungheria, alleanza quest’ultima faticosamente intessuta da Carlo I. Carlo III di Durazzo, re d’Ungheria, organizzò una spedizione militare in Italia meridionale che portò alla cattura di Giovanna e alla morte della Regina per strangolamento. Carlo si impossessò in questo modo del Regno. Il passaggio del potere su Napoli agli Aaragonesi però fu breve perché dopo Carlo III il trono passò al figlio di questi, Ladislao, cui succedette la sorella Giovanna II, vedova di Guglielmo d’Austria ma incapace di governare attivamente. Giovanna III, pressata dal timore di perdere il Regno ad opera di Luigi III d’Angio, chiamò in ausilio Alfonso V d’Aragona che sconfisse in battaglia Renato d’Angiò.Dopo quasi 4 anni di dure lotte, combattute spesso strada per strada, Alfonso V d’Aragona divenne Re di Napoli. Il suo Regno fu uno dei più felici. Afonso infatti costruì opere pubbliche di importanza fondamentale per la città e ne risanò le finanze in grave deficit. Nonostante ciò, non fu mai molto amato dai napoletani. Il Regno fu ereditato dal suo figlio naturale Ferrante detto il “il bastardo” che si trovò a dover rispondere ai tentativi di sedizione dei baroni napoletani i quali chiamarono in soccorso Giovanni d’Angiò che sconfisse in un primo momento l’aragonese a Sarno nel 1460. Riorganizzatosi poco tempo dopo, Ferrante sconfisse Roberto e mise in fuga i baroni rivoltosi dopo una cruenta battaglia navale nella acque di Ischia (1464). Ottenuta la vittoria, Ferrante si dedicò ad ampliare una città ormai pacificata ma inadatta ad ospitare le oltre centomila persone che la abitavano. Perciò le zone di Egiziaca a Forcella e quella di Sant’Agostino alla Zecca furono inglobate nelle mura. Una nuova congiura di baroni fu repressa nel sangue da Ferrante che però morì il 25 febbraio del 1494, lasciando sul trono il figlio Alfonso. Il nuovo Re si trovò subito a dover contrastare Carlo VIII d’Angiò, che reclamava il trono per diritto dinastico. Ciò lo costrinse a rifugiarsi in Sicilia e ad abdicare in favore del figlio Ferrandino, lasciandogli il compito di arginare la calata degli Angioini verso Napoli. Senza combattere, Ferrandino si trasferì prima ad Ischia poi a Messina, per poi riconquistare il Regno nel 1495. il Re sposò Giovanna d’Aragona ma ciò nonostante morì senza eredi. Si aprì così una nuova questione sulla successione. I nobili misero sul trono Federico, fratello di Giovanna che fu poi costretto a lasciare la capitale in mano alle sanguinarie armate di Cesare Borgia nel 1501, a seguito del tradimento del Re spagnolo Ferdinando d’Aragona. Si apriva per Napoli una nuova stagione: l’età vicereale.
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