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San Gennaro
Sezione: Varie da Napoli | 12 giugno 2008 scritto da nando
San Gennaro costituisce una delle figure più rappresentative della città di Napoli. A lui si tributano, onori, gloria e anche oro, come dimostra la consistenza del tesoro che al santo appartiene. Si tratta di una ricchissima raccolta di monili aurei , pietre preziose e opere d’arte di incommensurabile valore. Secondo le stime più recenti, il tesoro di San Gennaro supererebbe, per valore, quello della Corona d’Inghilterra.
Ma chi è questo santo, come si è svolta la sua vita e perché tanta devozione?
La sua figura è in realtà ammantata di leggenda, tanto che alcuni studiosi ritengono che San Gennaro non sia mai esistito, ma che si tratti una figura del tutto leggendaria.
La tradizione vuole che il piccolo Gennaro sia nato con le mani giunte in segno di preghiera e che già da piccolo iniziò a predicare pace e carità, compiendo diversi miracoli.
Le prime notizie scritte però sono contenute negli “Atti bolognesi” (VI-VII sec.) e negli “Atti Vaticani” (VII-IX sec.). La narrazione più verosimile è però contenuta nei primi, che raccontano gli ultimi anni di vita del santo e il suo martirio.
Secondo gli “Atti bolognesi”, Gennaro, allora vescovo di Benevento, si recò a Miseno, dove conobbe il diacono Sosio, acerrimo nemico della diffusione del culto della Sibilla Cumana, allora molto in voga fra gli strati popolari della società flegrea. Una sera, Gennaro vide comparire sul capo del diacono una fiammella: capì che l’uomo sarebbe stato martirizzato di lì a poco.
Quando Sosio fu incarcerato e poi condannato, il vescovo Gennaro si batté strenuamente in sua difesa e per questo, assieme a due compagni del diacono, Festo e Desiderio, fu condannato alla decapitazione, pena inflitta anche allo stesso Sosio.
Durante il cammino verso il luogo dell’esecuzione, situato presso la Solfatara, un mendicante chiese a Gennaro un lembo della sua veste, da conservare come reliquia. Gennaro rispose che, una volta eseguita la sentenza, avrebbe potuto prendere il fazzoletto con cui sarebbe stato bendato.
La tradizione vuole che, mentre il carnefice si preparava a vibrare il colpo mortale, Gennaro si fosse portato un dito alla gola per sistemarsi un fazzoletto. In quell’istante il carnefice calò la scure, recidendo anche il dito. Quella notte, Gennaro apparve in sogno a colui che era incaricato di portare via il corpo, invitandolo a raccogliere anche il dito.
Gli “Atti Vaticani” invece raccontano di episodio più eclatanti, forse mai accaduti. Si racconta infatti in questi documenti che il giudice Timoteo avesse condannato Gennaro a subire la letali torture.
Vedendo che queste non sortivano alcun effetto, decise di far gettare Gennaro in una fornace, dal quale però il santo uscì miracolosamente illeso.
Moltissimi sono i miracoli che gli vengono attribuiti. Uno sei più eclatanti è la liberazione dei Puteolani dalla peste che affliggeva Napoli e i suoi dintorni nel 1656. I Puteolani decisero di portare in processione il busto del santo per suscitare la sua intercessione. La leggenda vuole che, sotto l’orecchio dell’effigie apparve un bubbone che si sviluppava lentamente. Il giorno successivo il bubbone sparì e con esso l’epidemia di peste.
Dal V sec. al 1500 non esiste una iconografia costante di San Gennaro. Egli viene rappresentato ora come giovane imberbe, ora come eroico alfiere della Fede ma, dopo la Controriforma, quasi tutte le raffigurazioni lo ritraggono nelle vesti di vescovo con tanto di ampolle contenenti il suo sangue, le stesse ampolle che ancora oggi lo rendono famoso nel mondo. 
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