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Maschere napoletane: Pulcinella & Co.

Sezione: Varie da Napoli | 21 febbraio 2009 scritto da nando

La tradizione di Napoli vede in scena numerose maschere e personaggi,  protagoniste sia dei presepi natalizi che della festa del Carnevale . Tra i nomi più conosciuti, vi sono senz’altro la Vecchia del Carnevale, il Pazzariello, Sarchiapone e, su tutti, Pulcinella.

Nota come una delle maschere più note della tradizione italiana meridionale, l’origine del personaggio risale al Seicento, anche se alcuni rintracciano primi cenni già nei personaggi delle “fabulae atellanae” come Macco e Dosseno. A spiegarlo è il Baracconi: “La satira, l’arguzia, il bisticcio e una festevolezza temperata dall’italica severità erano i caratteri delle commediole importate da Atella a Roma nei floridi anni della repubblica. 

Una statuina di Pulcinella

Una statuina di Pulcinella

Fra gli altri personaggi ridicoli che in esse operavano piacevolissimi riuscivano il Macco ed il Bucco, due tipi di amabili furbi, due dannati ghiottoni, quali ne procrea infaticabilmente la patria napolitana. Essi hanno traversato il Medioevo sulla carretta del ciarlatano o sul palco dei saltimbanchi, per identificarsi alla fine nel moderno Pulcinella, il quale, del resto, col cappuccio e con l’abito, afferma ancora la vecchia origine campana”

 

Poi c’è la tesi che vuole Pulcinella discendere da un contadino di Acerra, Puccio d’Aniello, che nel Seicento partì, nei panni di buffone, per rappresentare il personaggio in una compagnia di girovaghi. Ed è proprio ad Acerra, in provincia di Napoli, che oggi sorge addirittura il Museo di Pulcinella, del Folklore e della Civiltà Contadina. Fondato ed allestito nel 1992 dal Centro di Cultura “Acerra Nostra”, la sezione dedicata alla maschera si snoda lungo un percorso che affronta il viaggio di questo personaggio nella Commedia dell’Arte, Pulcinella e i suoi padroni, Pulcinella e la luna e Pulcinella nel mondo. E’ possibile inoltre ammirare nel museo costumi, maschere e foto degli attori che, nel corso degli anni,  hanno interpretato Pulcinella. Tra i più celebri, Massimo Troisi ed Edoardo De Filippo. Non finisce qui: oggetti rari come un presepe pulcinellesco, un teatrino delle guarattelle e il monumento che riproduce il personaggio, opera di Gennaro d’Angelo.

 

L'opera di Gennaro D'Angelo

L'opera di Gennaro D'Angelo

L’abito di scena di Pulcinella, tutto bianco, richiama quello dello Zanni, con l’ampio camicione serrato dalla cintura nera tenuta sopra i calzoni. Una maschera nera, gli occhi piccoli e il naso adunco. Secondo la tradizione, il primo interprete nonché inventore del personaggio di Pulcinella fu l’attore Silvio Fiorillo, vissuto nella seconda metà del Cinquecento. Ma il più grande e noto Pulcinella fu l’attore Antonio Petito che diede per la prima volta al personaggio un maggiore spessore psicologico.

 

Come definire Pulcinella? Semplicemente come la personificazione del dolce far niente. Un personaggio che ama vivere alla giornata sfruttando, il più possibile, l’astuzia. E’ un servitore – come il “collega” Arlecchino – dal carattere complesso: furbo e coraggioso per certi aspetti, vigliacco e timorosi in alcune occasioni. E le sue più grandi aspirazioni non sono altro che il mangiare e il bere bene.

Altre sue caratteristica sono la  tonalità di voce stridula e acuta, i movimenti goffi e il grande gesticolare, più alcuni immancabili simboli che spesso lo accompagnano nelle rappresentazioni: la scopa, il corno e i campanacci, veri e proprio antidoti contro il malocchio e la iettatura.

 

E’ giusto sottolineare un aspetto importante – forse il più serioso – di questa maschera: Pulcinella ha infatti un significato che sfocia anche nel campo sociale. La maschera, metaforicamente, è lo specchio della plebe napoletana stanca degli abusi e delle umiliazioni della classe alto-media borghese che decide, così, di ribellarsi.  Pulcinella, poi, non conosce confini, tanto da essere omaggiato anche in Europa e oltre oceano. In Francia, ad esempio, c’è  Polichinelle, in Germania Kaspar, in Inghilterra Punch. Ancora, Pulcinella vive in Russia (Petruska), in Spagna (Don Cristobal) e in Olanda (Punk). Ci sono poi  Paesi in cui, sebbene le testimonianze siano contrastanti, si sono sviluppate maschere simili a quella napoletana. In Iran, ad esempio, c’è Mobarak, mentre l’Ungheria ha Vitez-Lazlo. 

 

Tartaglia

Tartaglia

 Minori ma non per questo meno fondamentali, vi sono altre maschere sempre di origine napoletana. Ricordiamo la maschera di Tartaglia, creata da Agostino Fiorilli. Nella seconda metà del Seicento, Tartaglia fu popolarissimo a Napoli grazie all’interpretazione di Carlo Merlino. Poi il debutto nelle commedie con lo scrittore Carlo Gozzi. Il personaggio in questione è un vecchio notaio balbuziente, astuto e pedante, dai grossi occhiali verdi, una giubba e calzoni di panno verde foderati di bianco a righe gialle, un collare bianco a grandi pieghe e calze del medesimo colore. A completare il tutto, scarpe e cintura gialla e cappello di feltro grigio.

 

Merita una nota, nella tradizione napoletana, anche Scaramuccia. Per questa maschera, un grande successo nel Seicento come spalla del Capitano. Superbo, vanitoso, litigioso e falso e vuoto, Scaramuccia indossa un berretto nero alla basca e, sul viso, ha una maschera nera. Quanto all’abbigliamento, ha una giubba corta a righe nere e grigie scure, cintura e colletto bianco di pizzo mantello e scarpe nere a punta, con tanto di fiocchetti alla caviglia.

 

Valeria Scotti per Bella Napoli

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