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Le voci di Napoli

Sezione: Varie da Napoli | 2 aprile 2009 scritto da nando

Voci che hanno lasciato un’eredità da custodire nel bel canto della tradizione napoletana. Ecco alcuni dei protagonisti scomparsi ma indimenticabili della canzone partenopea.

Mario Merola:  Di umili origini, Mario Merola trascorre la sua giovinezza impegnandosi come aiuto cuoco e scaricatore al porto di Napoli. E grazie all’incoraggiamento dei colleghi di lavoro che inizia a esibirsi come cantante nel repertorio classico della canzone napoletana. mario-merola Nel giro di pochi anni, ottiene a sorpresa un grande successo prima nella sua Napoli, poi in tutta l’Italia e perfino l’estero. Tanti i suoi cavalli di battaglia: “Guapparia” e “Zappatore” su tutti. E nel ventennio ‘70-’80 che Merola raggiunge la massima popolarità anche grazie alla sua idea di riproporre la sceneggiata napoletana teatrale con la formula del triangolo: isso, issa e o’ malamente. Il cantante si cimenta anche nel cinema: “Sgarro alla camorra”, “L’ultimo guappo”, “Napoli serenata calibro 9″, “Lo scugnizzo”, “Napoli… la camorra sfida, la città risponde”, “Zappatore”, “Carcerato” e “I figli… so’ pezzi ‘e core”. I numerosi problemi di salute lo colpiscono definitivamente nel novembre 2006. Ricoverato all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia per un edema polmonare, si spegne i 12 novembre, vegliato da sua moglie Rosina.

Roberto Murolo: Nato a Napoli il 23 gennaio 1912, da giovanissimo dà vita al Quartetto “MIDA” con il quale gira tutta l’Europa dal 1939 al 1946. Poi si lancia in una carriera solista e prova l’esperienze del cinema con il film “Catene” (1950) affianco ad Amedeo Nazzari. Tra i suoi successi più famosi, si ricordano “A casciaforte” e “Scalinatella”, oltre all’antologia “Napoletana”, dodici dischi che raccontano la canzone partenopea dal XIII secolo alla modernità. Dopo una lunga pausa,  nel 1990 torna sulla scena discografica con l’album “‘Na voce, ‘na chitarra”, in cui interpreta l’altro canzoni di e con autori a lui molto cari. 

Roberto Murolo

Roberto Murolo

 Nel 1992 tocca a un nuovo album, “Ottantavoglia di cantare” che festeggia il suo ottantesimo compleanno, mentre l’anno seguente ritorna al grande successo con “Cu’mmè” scritta da Gragnaniello e cantata insieme a Mia Martini. Insignito dell’onorificenza di Grand’Ufficiale della Repubblica per i meriti artistici di una vita dedicata alla musica, nel 2002 pubblica il suo ultimo album, Ho sognato di cantare. Riceve inoltre, nel marzo 2002, durante il Festival di Sanremo, il premio alla carriera, mentre in occasione del suo novantesimo compleanno Rai Sat Album gli dedica uno speciale, ideato e condotto da Renzo Arbore. Murolo si spegne nella sua abitazione di Napoli il 13 marzo del 2003.

Renato Carosone: Nato a Napoli il 3 gennaio 1920, Carosone studia da giovanissimo la musica, anche grazie a importanti maestri come Vincenzo Romaniello, Celeste Capuana e Alberto Curci. Con il fratello e la sorella forma il primo trio Carosone, poi parte alla volta dell’Africa perché scritturato da una compagnia in qualità di pianista e direttore d’orchestra. 

Renato Carosone

Renato Carosone

E’ nel 1946 che Carosone, a 26 anni, torna in Italia. Forma un nuovo Trio insieme all’olandese Peter Van Wood e al fantasista napoletano Gegè Di Giacomo con cui inizia a conquistare Napoli e poi tutto il mondo. Tra i suoi successi, “Maruzzella”, “Torero”, “O Sarracino”, “Pianofortissimo”, “T’aspetto e nove”, “Pigliate n’a pastiglia”, “Caravan Petrol”, “O russo e ‘a rossa”, “Tu vuò fa’l'americano”. “Torero” addirittura, resta in classifica per 14 settimane e fu tradotta in 12 lingue. Poi, ben quindici anni di silenzio che, come raccontava Carosone,  “furono una sosta importante, ebbi modo di mettere a fuoco la mia vita e di uomo e di musicista e rimisi ordine nelle mani fino a riprendere pieno possesso della tastiera del pianoforte”. L’artista si spegne  domenica 20 maggio 2001, nella sua casa di Roma.

Sergio Bruni: Nato a Villaricca il 15 settembre 1921, si iscrive già a nove anni ad una scuola di musica, tanto da cominciare due anni dopo a suonare il clarinetto. Dopo alcune esperienze drammatiche ai tempi della guerra, l’artista comincia a frequentare la scuola di canto tenuta dal maestro Gaetano Lama e dal cantante Vittorio Parisi. Il suo debutto risale al 1944, davanti al pubblico del Teatro Reale di Napoli. Poi, grazie a un concorso per voci nuove bandito dalla RAI, si classifica primo e vince  un premio di 3000 lire e un contratto con Radio Napoli. Nel 1948, Sergio Bruni si sposa con Maria Cerulli, incide “La voce del padrone” e, l’anno seguente,  partecipa alla sua prima Piedigrotta, ottenendo un clamoroso successo con la canzone Vocca ‘e rose. Dal 1952 comincia a essere ospite fisso ai vari  Festival della canzone napoletana. Tra i suoi brani più conosciuti, “sciammo” (1952), “O ritratto ‘e Nanninella” (1955), “Suonno a Marechiaro” (1958) e “Vieneme ‘nzuonno” (1959). Nel 1960, al culmine della sua carriera, partecipa al Festival di Sanremo con “Il mare” ed “È mezzanotte”. Ma negli anni, si ritira pian piano a  vita privata, riducendo le sue esibizioni dal vivo. Il 15 settembre del 2001, per i suoi ottant’anni, Villaricca organizza un “Bruni Day”. Il cantante si spegne  a Roma il 22 giugno 2003.

Sergio Bruni

Sergio Bruni

 

Valeria Scotti per Bella Napoli

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