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Il principe della risata: Totò

Sezione: Varie da Napoli | 5 marzo 2009 scritto da nando

 

A. de Curtis, in arte: Totò

A. de Curtis, in arte: Totò

 E’ di Napoli uno dei più grandi attori del passato, protagonista di commedie che sono rimaste nella storia del cinema italiano. Parliamo ovviamente di Totò, il principe della risata, figlio illegittimo del principe Giuseppe De Curtis e della giovane Anna Clemente. Nato a Napoli – nel famoso Rione Sanità – nel 1898, Totò viene riconosciuto come figlio dal principe soltanto nel 1941, poi adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas. Alla sua educazione provvede la madre che lo iscrive al collegio Cimino. Ma a 14 anni, il giovane Totò abbandona gli studi per cominciare ad avvicinarsi alla sua passione: la recitazione. Presto impara l’arte dei guitti, ovvero di quegli attori che recitavano senza una sceneggiatura o una scaletta fissa.

 

Dopo la fine della grande guerra, inizia a recitare in piccoli teatri con un repertorio di imitazioni e ruoli secondari per poi trasferirsi, nel 1922, a Roma. Arriva prima la scrittura al Teatro Ambra Jovinelli, poi al Teatro Umberto, frequentato dalle migliori personalità della Capitale. C’è tempo anche per vivere una movimentata vita privata: la burrascosa relazione con la cantante del cafè-chantant Liliana Castagnola che, lasciata dall’attore, si suiciderà ingerendo un intero tubetto di sonniferi, il matrimonio con la diciassettenne Daria Rogliani che nel 1933 dà alla luce la loro unica figlia, Liliana (in onore all’amore finito tragicamente con la Castagnola), il flirt con la collega Silvana Pampanini, conosciuta sul set del film 47 morto che parla (1950) e poi la storica compagna Franca Faldini che lo accompagnerà fino alla morte.

 

Intanto la carriera di Totò prosegue. L’attore diviene impresario e finanziatore di una sua compagnia che gira l’Italia, mentre esordisce sul grande schermo nel 1937 col film Fermo con le mani, diretto da Gero Zambuto.

 

In seguito partecipa ad altri film. La lista è davvero lunga: I due orfanelli (1947), Fifa e arena (1948),  Totò le Mokò (1949), Totò cerca casa (1949), Totò sceicco (1950) e Napoli milionaria (1950). Per l’interpretazione del film Guardie e ladri di Steno e Monicelli, Totò riceve anche il Nastro d’argento e la Maschera d’argento. Tra le altre esilaranti pellicole: Totò a colori (1952), Miseria e nobiltà (1954), L’oro di Napoli (1954), Siamo uomini o caporali? (1955) e Totò, Peppino e la… malafemmina (1956). Un curriculum davvero ampio: oltre 50 titoli nel variété e nell’avanspettacolo, 97 film interpretati dal 1937 al 1967 visti da oltre 270 milioni di spettatori.

 

Totò con Sofia Loren in "Miseria e Nobiltà"

Totò con Sofia Loren in "Miseria e Nobiltà"

Totò conosce anche la malattia: viene infatti colpito da corioretinite emorragica essudivante a carattere virale, un male causato da una precedente polmonite mal curata che progressivamente lo porterà a perdere del tutto la vista.

 

Poco prima di morire, però, il regista Daniele D’Anza lo contatta e fa di lui il protagonista della serie televisiva Tutto Totò: nove divertentissimi telefilm nei quali ripropone il meglio del suo repertorio teatrale. La morte sopraggiunge il 15 aprile 1967, dopo un susseguirsi di  attacchi cardiaci. I funerali solenni si svolsero due giorni dopo, alla presenza di circa 200.000 persone. Tra le testimonianze più sentite di quel giorno, il pensiero dell’amico e collega Nno Taranto che, durante la cerimonia, esordì così: “Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli, che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l’hai onorata. Perché non l’hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso questa malinconia che l’avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l’allegria di un’ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l’ultimo “esaurito” della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio, Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori, e che non ti scorderà mai, addio amico mio, addio Totò”.

 

Il rilancio dell’attore, dopo la sua morte, è materia ben conosciuta. Un revival iniziato a cinque anni dalla sua morte, nel 1971, con  la proiezione dei suoi lavori nei cinema di periferia. Ma è soprattutto grazie alla televisione privata che Totò ottiene una grande visibilità. Basti pensare a due registi dell’emittente privata napoletana Canale 21 che, dal 1976, mandano in onda regolarmente i film più importanti dell’attore.

 

Ed è proprio degli ultimi giorni la notizia che vuole Totò uno tra i più popolari comici italiani di sempre. Il risultato arriva da una indagine del giornale on line Quinews.it che racconta della popolarità ancora intatta di Totò a tanti anni dalla sua morte. Una comicità che continua a ottenere consensi da tutte le fasce d’età, soprattutto tra gli over 60 e 70.

 

Valeria Scotti per Bella Napoli

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