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L’Accademia delle Belle Arti di Napoli
Sezione: Varie da Napoli | 5 marzo 2009 scritto da nando
L’Accademia di Belle Arti di Napoli è un istituto di formazione superiore dedicato allo studio delle arti visive. La storia racconta che nel 1752, Carlo III di Borbone istituì la Reale Accademia del Disegno con sede a San Carlo alle Mortelle. Poi, dopo una breve sosta al Regio Palazzo degli Studi, l’Accademia ebbe come base fissa quella attuale di via Costantinopoli. Il trasferimento effettivo si ebbe nel 1864.

L'ingresso dell'Accademia
Tutto ciò avvenne nell’abito di grandi progetti urbanistici che riorganizzarono, in quegli anni, l’area del Museo Archeologico, della Galleria Principe di Napoli e di via Port’Alba per un vero e proprio polo dedicato alle arti.
Vari incidenti, però, frenarono più volte l’esistenza dell’Accademia, come i bombardamenti che la colpirono durante la Seconda guerra mondiale. Per questo motivo, l’Accademia chiuse i battenti per una prima volta fino al 1942. Una nuova interruzione ci fu poi a causa degli eventi del Sessantotto.
Attualmente, l’Accademia offre diversi indirizzi formativi della durata di cinque anni (3+2): Corso di Decorazione, Corso di Grafica, Corso di Pittura, Corso di Restauro, Corso di Scenografia e Corso di Scultura. A questi si aggiungono il “Corso sperimentale di Diploma quinquennale in conservazione e restauro delle opere d’arte moderne e contemporanee” e il “Corso di Diploma triennale in Costume e Disegno”, diretto alla formazione nel settore Moda. La direzione didattica dell’Accademia, tra l’altro, si impegna a realizzare viaggi culturali per gli allievi meritevoli, scambi con istituzioni similari in Italia ed all’estero e corsi di aggiornamento per i docenti delle varie discipline.
L’Accademia è sede di una biblioteca. Rinnovata proprio recentemente e intitolata alla dottoressa Anna Caputi, oggi conserva 13000 volumi di cui circa 1000 antichi. Un patrimonio finalmente riordinato e catalogato in Sbn, ovvero seguendo il modello utilizzato anche dalla Biblioteca di Napoli. Una biblioteca, quella dell’Accademia, che è oggi il ”cuore dell’Accademia, istituto d’alta formazione la cui missione è la didattica, la ricerca, la produzione a più livelli nell’ambito delle arti e dello spettacolo”, come l’ha definita la Prof.ssa Giovanna Cassese, direttore dell’istituto. La Biblioteca, composta da un corpus eterogeneo, custodisce pubblicazioni generali, dizionari biografici universali – soprattutto manuali tecnici francesi e tedeschi sulla storia dell’arte, la chimica e la matematica - e poi testi dedicati alla fotografia, alla storia del cinema e del teatro, alla scenografia. Ancora, si segnalano testi di pedagogia, filosofia, antropologia e discipline calcografiche. Da sottolineare, l’ultima ammirevole iniziativa, “Dona un tuo libro all’Accademia di Belle Arti”, promossa dall’istituto per far sì che il patrimonio librario specialistico della biblioteca possa diventare sempre più cospicuo.

Una sala dell'Accademia
All’interno dell’edificio, oltre alla biblioteca appena citata, vi sono anche una gipsoteca, una galleria – riaperta dopo cinquant’anni grazie a dei fondi europei – e una pinacoteca. Il percorso di quest’ultima può essere suddiviso in più punti:
Dipinti antichi – Trattasi di un gruppo di 28 dipinti, databili tra il XVI secolo e la prima meta del XVIII. Tra i più importanti si ricordano il San Girolamo di Jusepe de Ribera, la Santa Caterina di Mattia Preti, I cinque sensi attribuito al Maestro dell’Annuncio ai pastori, l’Interno di cattedrale di Francois de Nome.
Ottocento – Le collezioni di questo periodo trattano soggetti storici, paesaggi, ritrattistica e natura morta. Si va dalle rappresentazioni romantiche di Pitloo e dei posillipisti Gigante, Duclere e Carelli,alla adesione al vero di Rossano. E poi Dalbono, i grandi pittori di storia come Mancinelli, Morelli e Altamura e i ritratti di Wicar, Bonolis, Forte, Franque, Esposito e Postiglione.
Novecento – E’ qui che sono raccolte le opere di alcuni maestri che ebbero un ruolo determinante nell’arte napoletana: Mancini, Viti, Brancaccio, Ciardo e Notte. Una sala in particolare documenta l’attività di artisti operanti a Napoli fino alla fine degli anni Sessanta: opere astratte-geometriche e sperimentazioni oggettuali di ricordo neo dadaista.
Disegni – La sezione in questione comprende una raccolta di 206 disegni ed acquerelli. Tra i tanti, sono esposti fogli con esercitazioni sul nudo dai gessi e dal vero, oltre a una collezione di paesaggi ed elementi naturali di Pitloo, Gigante, Carelli, Duclere.
Donazione Palazzi – L’Accademia accolse nel 1896, tre anni prima della sua scomparsa, una donazione da parte di Filippo Palizzi, allora Presidente dell’Accademia di Belle Arti. Tra i doni, vi furono opere di Palazzi e dei fratelli Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo, e quarantasette schizzi e bozzetti di artisti stranieri quasi tutti legati alla scuola di Barbizon.
Sculture – Numerose sale accolgono la sezione dedicata alla scultura. Diversi i materiali che percorrono la storia dell’arte in questo campo: terracotta, gesso, marmo, bronzo, cemento, piombo e ferro. Tra i ritratti più riusciti, quelli di Gemito, D’Orsi e Chiaromonte, insieme alle statue monumentali di Amendola e Franceschi.
Sezione video – Realizzata in collaborazione con studenti o ex studenti dell’Accademia, questa sezione propone una raccolta di documenti che descrivono vita e opere di artisti nella storia dell’arte affinché tradizioni e genialità non vengano mai dimenticate.
Valeria Scotti per Bella Napoli
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