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Palazzo Donn’Anna fra Storia e leggenda
Sezione: Itinerari turistici | 12 giugno 2008 scritto da nando
Procedendo nella nostra passeggiata, ci lasciamo Capo Posillipo alle spalle percorrendo la lunga e panoramica Via Posillipo. Prima di giungere a Mergellina, ci si imbatte in un antico e affascinante palazzo, oggi in parte disabitato: Palazzo Donn’Anna. Il palazzo fu voluto dal Viceré Filippo Ramiro Guzman
per la moglie Donna Anna Carafa e fu eretto nel 1642 da Cosimo Fanzago ma è rimasto incompleto. Le sua imponente mole si protende nell’acqua del mare del Golfo. Il suo essere incompleto lo rende una forma quasi viva, come una scultura appena sbozzata nella pietra cruda. Il prospetto a mare è illeggiadrito da una loggia che si ripete per tre piani attraverso la quale, dai saloni settecenteschi, doveva incorniciarsi il panorama del Golfo di Napoli. Gli archi, le cornici settecentesche, le lesene, le finestre dal timpano ribassato, sono tutti realizzati in tufo giallo. La leggenda vuole che una voce suadente attiri i pescatori della zona nelle caverne sottostanti il palazzo. Gli sciagurati che la seguono però spariscono misteriosamente. C’è di vero che la realizzazione del palazzo fu interrotta dal Fanzago per la morte di Donna Anna Carafa. La stupenda residenza assunse via via le sembianze di un rudere, che la popolazione locale facilmente assimilava ai numerosi resti di ville romane.

Stupenda ed eccezionalmente evocativa è l’immagine del palazzo disegnata dalla scrittrice napoletana Matilde Serao nella sua opera: “Leggende Napoletane“:
“Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l’onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie. mette l’arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle sue alghe. Di notte, il palazzo diventa nero, intensamente nero; sì serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posilipo, dalle ville perdute nei boschetti, escono canti malinconici d’amore e le monotone note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l’onda marina. Ogni tanto, par di vedere un lumicino passare lentamente nelle sue sale e fantastiche ombre disegnarsi nel vano delle finestre; ma non fanno paura. Forse sono ladri volgari che hanno trovato là un buon covo, ma la nostra splendida povertà non teme di loro; forse sono mendicanti che trovarono un tetto, ma noi ricchi di cuore e di cervello, ci abbassiamo dalla nostra altezza per compatirlo. E forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo che ciò sia; noi li amiamo i fantasmi, noi viviamo con essi, noi sogniamo per essi noi moriremo per essi, col desiderio di vagolare anche noi sul mare, per le colline, sulle rocce, nelle chiese tetre ed umide, nei cimiteri fioriti, nelle fresche sale, dove il medioevo ha vissuto. [...]“
Ma palazzo Donn’Anna non è la sola testimonianza storica che troviamo nella zona. Sulla stessa spiaggia su cui è adagiato il Palazzo, troviamo anche ciò che rimane di Villa Hamilton, residenza estiva dell’ambasciatore inglese presso il Regno delle due Sicilie Sir William Hamilton. Più che per le sue doti diplomatiche, Hamilton è noto per le vicende che vedono protagonista la moglie, lady Emma Hamilton,
donna molto influente presso la corte borbonica e amante del celeberrimo ammiraglio inglese Horatio Nelson.
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