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Il Real orto botanico di Napoli
Sezione: Itinerari turistici | 8 maggio 2009 scritto da nando
Il Real Orto Botanico di Napoli risale al 1807, anno della sua nascita ai piedi della collina di Capodimonte, su alcuni terreni precedentemente appartenuti ai Religiosi di Santa Maria della Pace e all’Ospedale della Cava. L’Orto Botanico di Napoli nacque nel periodo in cui la città partenopea era dominata dai Francesi; questi ultimi realizzarono un’idea concepita da Ferdinando IV di Borbone e la cui attuazione era stata però bloccata a causa dei moti rivoluzionari del 1799.
Al primo allestimento contribuirono vari botanici partenopei mentre Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, firmò nel dicembre del 1807 il decreto di fondazione in cui si indicava come scopo della struttura l’istruzione del pubblico, lo sviluppo delle arti mediche, dell’agricoltura e dell’industria.
La realizzazione del progetto fu affidata agli architetti de Fazio e Paoletti. Il primo realizzò la facciata monumentale, il cui stile si collimava a quello dell’adiacente Albergo dei Poveri, mentre il secondo si occupò della progettazione e della realizzazione della parte inferiore dell’Orto. Con un decreto del 25 marzo 1810, veniva poi nominato direttore dell’Orto Botanico Michele Tenore. Questi aveva compiuto gli studi medici sotto Vincenzo Pedagna. Dal maestro, aveva ereditato la passione per la Botanica che considerava non una branca della medicina, ma come una scienza autonoma. Per questo motivo Tenore decise di organizzare scientificamente l’Orto in modo del tutto nuovo rispetto ai precedenti Giardini dei semplici. Tenore si occupò inoltre sia dell’attività scientifica che delle relazioni esterne.
Dopo di lui, dal 1861, ci fu Guglielmo Gasparrini, che risistemò alcune aree che versavano in cattive condizioni e creò un’area destinata esclusivamente alle piante alpine. Durante la sua gestione fu costruita anche una nuova serra riscaldata. A seguire, Vincenzo de Cesati in carica fino al 1883, Giuseppe Antonio Pasquale, direttore ad interim dopo il 1866, Federico Delpino, il cui mandato fu caratterizzato da difficoltà economiche, e Fridiano Cavara, l’uomo del rilancio. Grazie a lui, furono ristrutturate alcune strutture, ci fu l’istituzione della Stazione sperimentale per le piante officinali e diede il via alla costruzione della struttura che sarebbe presto diventata la nuova sede dell’Istituto.
Oggi l’Orto Botanico, su Via Foria, è una struttura universitaria appartenente della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Conta ben 25mila esemplari di 10mila specie diverse provenienti da ogni parte del mondo. Le collezioni vegetali si suddiviso secondo tre criteri: ecologico (raggruppamento delle specie in base ai parametri ambientali delle zone geografiche di provenienza), sistematico (raggruppamento di specie analoghe dal punto di vista filogenetico) ed etnobotanico (raggruppamenti in base al tipo di applicazione determinato dall’uomo). Interessanti sono anche i complessi di serre e il museo di Paleobotanica ed Etnobotanica, ospitato nel Castello seicentesco.
Le attività svolte attualmente dall’Orto Botanico riguardano la coltivazione e la presentazione a fini museologici delle collezioni e lo svolgimento di manifestazioni artistiche e culturali, la ricerca, la didattica e la conservazione di specie rare o minacciate di estinzione. L’attività di ricerca svolta nell’Orto Botanico riguarda principalmente lo studio delle caratteristiche macro- e micromorfologiche di alcuni gruppi, lo svolgimento di indagini etnobotaniche presso comunità rurali dell’Italia centro-meridionale e l’analisi di fossili vegetali provenienti da diversi geositi campani.
L’attività didattica svolta dall’Orto Botanico si rivolge agli studenti universitari ma anche agli alunni delle scuole medie inferiori e superiori. Quotidianamente il personale dell’Orto Botanico organizza infatti visite guidate di scolaresche, mentre annualmente vi sono corsi annuali per l’abilitazione del corpo insegnante all’uso didattico dell’Orto e delle sue collezioni.
La conservazione e la protezione di entità rare, endemiche e/o in via estinzione è un’attività che con il passare del tempo ha assunto sempre maggiore importanza. Nell’Orto partenopeo sono custodite collezioni relative a gruppi di piante sempre più rare nei loro ambienti naturali, come ad esempio le Cycadales e le felci arboree, e sono coltivate entità endemiche viventi in Campania, come ad esempio Kochia saxicola e Primula palinuri, o scomparse dai siti naturali della nostra regione, come Ipomoea imperati.
Queste specie nostrane vengono riprodotte o moltiplicate, in modo da ottenere un cospicuo numero di esemplari da usare per un’eventuale reintroduzione in natura qualora le entità dovessero scomparire dai loro siti naturali.
Attualmente nell’Orto Botanico vi sono quattro serre in esercizio: il complesso delle Serre Califano, la Serra Merola, le Serre delle piante utili e strutture a corredo di alcune aree ove si lavora alla riproduzione e alla moltiplicazione di specie esotiche.
Il complesso di Serre dedicate al botanofilo Luigi Califano, ad esempio, è davvero ampio: si estende per circa 5000 m2 e si compone di vari ambienti. Tra le innumerevoli collezioni, la più importante è quella delle Cycadales, 1000 esemplari appartenenti a 90 specie . Qualche nome: la Encephalartos woodii, estinta in natura, la rara Microcycas calocoma e diverse specie del genere Dioon. Ci sono poi le Bromeliaceae, tra cui spiccano le entità del genere Tillandsia, delle piante insettivore e delle specie del genere Sansevieria.
Valeria Scotti
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