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Donnaregina

Sezione: Itinerari turistici | 9 dicembre 2008 scritto da nando

È uno degli esempi di opere d’arte medievale più importanti della città. Si trova nel cuore del centro storico in prossimità del Duomo e nei pressi del palazzo arcivescovile. Dopo il restauro che fu condotto tra il 1928 e il 1934, i luoghi di culto a portare questa titolatura sono due, oggi nettamente separati ma che in origine risultavano fusi l’uno nell’altro. La chiesa “nuova” venne infatti eretta nel ’600; la chiesa “vecchia” vi venne inglobata come coro, riedificata su un più antico luogo di culto a partire dal 1293 per volere di Maria d’Ungheria.La storia dell’intero edificio è molto complessa e quanto mai variegata: a cominciare dagli usi dello stesso che ne sono stati fatti: innanzitutto va ricordato un incendio del 1390 che distrusse il tetto della chiesa; in seguito a questo evento Giovanna II d’Angiò commissionò dei lavori di restauro anche per riparare quanto causato dai vari terremoti del XV secolo. Nel 1860, invece il convento venne definitivamente soppresso e alle monache fu ordinato di trasferirsi a Santa Chiara; qualche anno più tardi il comune acquistò la struttura e la rese sede di uffici, per poi restaurarla nuovamente nel 1934.

La chiesa nuova è costituita da un’unica navata riccamente decorata con marmi, nelle cappelle ritorna spesso il motivo della Natura morta di fiori, ed è destinata a sede del museo diocesano.

Alla chiesa vecchia, che in parte è sede della scuola di specializzazione in restauro dell’università, si accede da vico Donnaregina attraversando un cortile porticato del ’700.  La costruzione è molto antica: il suo nucleo era costituito da un complesso monastico risalente al VII secolo

La Chiesa

L’interno, chiuso da un abside pentagonale con bifore altissime, è scandito dai pilastri che sorreggono il coro delle monache; ai d’Angiò rimandano i gigli, alla fondatrice il monumento di Maria d’Ungheria sulla parete sinistra, un sepolcro a forma di tabernacolo ideato da Tino di Camaino e Gagliardo Primario la cui costruzione fu ordinata da Roberto d’Angiò: egli voleva onorare il forte desiderio della madre, di essere sepolta nel tempio che per tanto tempo aveva voluto e per la cui costruzione aveva tanto lottato . Il monumento rappresenta la sovrana distesa, vestita  con il saio francescano e sostenuta da una delle quattro virtù. La scena è completata da un paio di angeli che mantengono aperta una tenda sulla sovrana defunta e da 11 piccole nicchie  contenenti statue che rappresentano i figli della regina. La bellezza dell’opera è poi completata dai mosaici azzurrini Alla destra del presbiterio si trova la cappella Loffredo, con affreschi risalenti agli anni tra il 1315 e il 1320.

Il coro delle monache ha le pareti rivestite dal più ampio ciclo di affreschi, tra l’altro risalente alla prima metà del sec. XIV, rimasto a Napoli ed attribuito alla cerchia di Pietro Cavallini. Vi sono raffigurati: il Giudizio universale, sulla controfacciata, le storie di Santa Agnese e di Santa Caterina, sulla parete destra, le scene della Passione e le storie di Santa Elisabetta d’Ungheria, sulla parete sinistra e profeti e santi sulla parete absidale.

L’Interno della chiesa

Amanda de Simone per Bella Napoli

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